Da Cremona ad Amsterdam: L’Ortolano di Arcimboldi al Rijksmuseum
Scherzo d’ortaggi (L’Ortolano) di Giuseppe Arcimboldi in viaggio al Rijksmuseum di Amsterdam
Dal Museo Civico Ala Ponzone di Cremona alla mostra Changing Bodies. Ovid’s Metamorphoses and the Arts
Il celebre dipinto Scherzo d’ortaggi (L’Ortolano) di Giuseppe Arcimboldi è protagonista di un’importante trasferta internazionale: l’opera, conservata presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, è infatti in prestito al Rijksmuseum di Amsterdam per la grande mostra Changing Bodies. Ovid’s Metamorphoses and the Arts/Corpi mutevoli nelle Metamorfosi di Ovidio, in programma dal 6 febbraio al 25 maggio 2026.
Per tutta la durata dell’esposizione il dipinto non sarà visibile nelle sale del museo cremonese, offrendo però al pubblico internazionale l’occasione di conoscere uno dei capolavori più emblematici e sperimentali del Manierismo lombardo, inserito in un contesto espositivo di respiro europeo.
Un’opera enigmatica: metamorfosi, capriccio e artificio
Realizzato tra il 1587 e il 1590 circa, L’Ortolano è un dipinto a olio su tavola di dimensioni contenute (circa 36 × 24 cm), ma di straordinaria forza concettuale. A una prima osservazione si presenta come una natura morta composta da ortaggi disposti in una coppa; ruotando la tavola di 180 gradi, la composizione si trasforma però in un volto umano, sorridente e ironico.
Questa immagine reversibile, cifra distintiva dell’invenzione arcimboldesca, rivela un sofisticato gioco visivo fondato sulla trasformazione percettiva. In linea con le teorie rinascimentali di fisiognomica e con il gusto per l’enigma tipico delle corti europee del Cinquecento, Arcimboldi invita lo spettatore a un esercizio di sguardo e di intelletto, in cui natura e figura umana si fondono in un continuo scambio di ruoli.
Changing Bodies: Ovidio come ponte tra epoche e linguaggi
La mostra Changing Bodies. Ovid’s Metamorphoses and the Arts, allestita al Rijksmuseum, esplora la fortuna figurativa delle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone, poema composto attorno all’8 d.C. e divenuto una delle principali fonti iconografiche della cultura occidentale.
Attraverso oltre 80 opere provenienti da musei e collezioni internazionali, il percorso espositivo mette in dialogo artisti di epoche diverse — da Tiziano a Caravaggio, da Auguste Rodin a René Magritte — attorno al tema universale della trasformazione: corpi che mutano, identità instabili, confini fluidi tra umano, naturale e divino.
In questo contesto, la pittura di Arcimboldi trova una collocazione particolarmente efficace: le sue composizioni diventano metamorfosi pittoriche, immagini in cui il cambiamento non è narrato, ma reso immediatamente visibile attraverso la forma.
Un’occasione per Cremona e per la pittura italiana del Cinquecento
Il prestito de L’Ortolano rappresenta non solo un riconoscimento del valore internazionale dell’opera, ma anche un’importante occasione di visibilità per Cremona e per il suo museo civico. Un piccolo capolavoro che dialoga, in un grande museo europeo, con opere provenienti da secoli e contesti diversi, contribuendo a riaffermare il ruolo centrale della pittura italiana del Cinquecento nella costruzione dell’immaginario occidentale.
Per il pubblico che visiterà Amsterdam entro la primavera 2026, l’incontro con Arcimboldi sarà una tappa significativa all’interno di una delle mostre più ambiziose dedicate al tema della trasformazione in arte.
Lo Scherzo d’ortaggi. Ambiguità e invenzione nella pittura di Arcimboldo
L’immagine reversibile è una delle invenzioni più sofisticate di Giuseppe Arcimboldo: un dispositivo visivo fondato sull’ambiguità percettiva e sull’enigma, che coinvolge attivamente lo spettatore in un esercizio di osservazione e interpretazione.
Attraverso la fusione tra figura umana ed elementi naturali, Arcimboldo elabora un linguaggio colto, radicato nella cultura manierista del secondo Cinquecento, in cui naturalismo, allegoria e gioco intellettuale concorrono a ridefinire i confini tra ritratto, immagine simbolica e nascente natura morta.
Lo studio della pittura antica italiana nei percorsi formativi di CorsiArte
Il viaggio internazionale di Scherzo d’ortaggi (L’Ortolano) offre anche lo spunto per riflettere sull’importanza dello studio della pittura antica italiana come strumento fondamentale per comprendere la complessità dei linguaggi figurativi tra Rinascimento e Manierismo.
Nei percorsi formativi di CorsiArte, la pittura antica non è affrontata come semplice successione cronologica di stili, ma come analisi dei processi storici, culturali e visivi che hanno dato forma alle immagini. Un approccio che consente di leggere opere come quelle di Arcimboldi nella loro piena articolazione, tra tradizione figurativa, sperimentazione formale e cultura intellettuale di corte.
In particolare, il corso Pittura antica italiana 1, tenuto da Mario Marubbi, conservatore del Museo civico Ala Ponzone, accompagna gli studenti attraverso i nodi fondamentali della pittura tra Tardogotico, Umanesimo e primo Rinascimento, fornendo gli strumenti metodologici necessari per comprendere l’evoluzione del linguaggio figurativo fino alle soglie del Cinquecento avanzato. È in questo contesto che si costruisce la capacità di riconoscere continuità e fratture, regola e invenzione, naturalismo e artificio.
Così come la mostra del Rijksmuseum mette in dialogo epoche e linguaggi diversi attraverso il tema della metamorfosi, la formazione proposta da CorsiArte mira a sviluppare una lettura critica e consapevole delle opere, capace di collegare il contesto storico alla ricezione contemporanea e il patrimonio locale alle grandi narrazioni della storia dell’arte europea.
La formazione di CorsiArte tra Umanesimo e Neoclassicismo
Nei percorsi formativi di CorsiArte, lo studio della pittura antica italiana è concepito come un itinerario organico che accompagna lo studente dalla nascita del linguaggio rinascimentale fino alle soglie della modernità, fornendo strumenti critici per leggere continuità, trasformazioni e fratture della tradizione figurativa.
In particolare, il corso Pittura antica italiana 1, tenuto da Mario Marubbi, conservatore del Museo civico Ala Ponzone, affronta i nodi fondamentali della pittura tra Tardogotico, Umanesimo e primo Rinascimento, concentrandosi sulla formazione dei linguaggi figurativi, sui modelli culturali e sulle pratiche di bottega tra XV e primo XVI secolo. Il corso fornisce gli strumenti metodologici necessari per comprendere l’evoluzione della pittura italiana fino alle soglie del pieno Cinquecento, ponendo le basi per una lettura consapevole dei rapporti tra tradizione e innovazione, naturalismo e costruzione intellettuale dell’immagine.
Questo percorso trova un naturale proseguimento nel corso Pittura antica italiana 2, affidato a Simone Ferrari, che estende l’analisi al pieno e al tardo Cinquecento, seguendo le diverse declinazioni regionali della pittura italiana e le trasformazioni del linguaggio figurativo tra Manierismo, istanze naturalistiche e nuove tensioni espressive. Attraverso lo studio delle opere, dei contesti di committenza e dei modelli teorici, il corso consente di comprendere i processi che conducono dalla crisi dell’equilibrio rinascimentale alle premesse del Seicento, fino alle soglie del Neoclassicismo, offrendo una visione ampia e articolata della pittura italiana tra XVI e XVIII secolo.
Biblio e Sitografia
- Giacomo Berra, scheda Giuseppe Arcimboldi, Scherzo di ortaggi (L’Ortolano), in
Catalogo delle collezioni del Museo Civico di Cremona. La Pinacoteca Ala Ponzone. Il Cinquecento, a cura di Mario Marubbi, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2003, pp. 144–146. - M. Marubbi, scheda n. 2: Giuseppe Arcimboldo, “L’ortolano”, in L’origine della natura morta, 2016, pp. 213-214.
- Arcimboldo, catalogo della mostra (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, 20 ottobre 2017 – 11 febbraio 2018), a cura di S. Ferino Pagden, Milano, Skira, 2017, pp. 120-127.pdf
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