Ekphrasis: l’immagine si fa scrittura
Che cos’è l’ékphrasis
Nel mondo antico il termine ékphrasis indicava una descrizione capace di rendere visibile qualcosa attraverso le parole. Non semplicemente una spiegazione, ma un modo di evocare immagini nella mente di chi ascolta o legge.
Con il tempo il termine è stato associato soprattutto al rapporto tra scrittura e arti visive: la letteratura che racconta un dipinto, una scultura, un edificio o un oggetto figurativo.
L’aspetto più interessante riguarda però la distanza tra i due linguaggi. La parola procede nel tempo, accompagna lo sguardo, seleziona dettagli, costruisce relazioni. L’immagine invece appare simultaneamente, in un solo colpo d’occhio.
Proprio questa distanza ha reso l’ékphrasis uno dei temi più studiati nel rapporto tra immagini e linguaggio.
Secondo W. J. T. Mitchell, testi e immagini non costituiscono ambiti realmente separati, ma sistemi che si influenzano continuamente nella costruzione del significato.1
Lo scudo di Achille e la nascita dell’immagine mentale
Uno dei più celebri esempi di ékphrasis compare nel libro XVIII dell’Iliade. Omero descrive lo scudo di Achille forgiato da Efesto attraverso una lunga successione di scene: città, guerre, feste, lavori agricoli, movimenti collettivi. La descrizione non restituisce soltanto un oggetto, ma costruisce progressivamente uno spazio mentale nel quale il lettore viene immerso.
L’immagine non è presente materialmente, eppure prende forma attraverso il linguaggio.
Gran parte della forza dell’ékphrasis antica sembra nascere proprio da questa capacità della scrittura di trasformarsi in esperienza visiva.
Dalle Imagines di Filostrato alla critica d’arte moderna
Nel corso dei secoli il rapporto tra parola e immagine assume forme differenti.
Nelle Imagines di Filostrato, le descrizioni dei dipinti sembrano accompagnare lentamente l’osservatore all’interno della scena, quasi guidandone il percorso visivo.
Più tardi, la critica d’arte moderna introduce un ulteriore cambiamento. Con Charles Baudelaire la scrittura non si limita a descrivere l’opera, ma tende a costruire interpretazioni, atmosfere e sensibilità2.
La critica diventa così parte stessa dell’esperienza estetica.
Anche la storia dell’arte si è formata attraverso questo continuo passaggio tra osservazione e formulazione linguistica.
Quando la pittura entra nella letteratura
Uno degli esempi più noti compare in Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. La Veduta di Delft di Johannes Vermeer non viene evocata soltanto come immagine da descrivere, ma come esperienza mentale e percettiva. Il dipinto entra nella dimensione della memoria, dell’attenzione ai dettagli, della riflessione sul tempo.3
La pittura continua a esistere come immagine, ma nello stesso momento si trasforma in materia narrativa.
Descrivere significa organizzare lo sguardo
Ogni descrizione comporta inevitabilmente una scelta.
La scrittura si sofferma su alcuni dettagli, trascura altri elementi, organizza la lettura secondo un ordine che appartiene al linguaggio e non all’immagine. Per questo motivo una descrizione non coincide mai completamente con ciò che rappresenta.
Nel Novecento gli studi sull’intermedialità hanno insistito molto su questi attraversamenti tra discipline differenti. Dick Higgins teorico vicino all’esperienza Fluxus, parlava di intermedia proprio per indicare quei territori nei quali i linguaggi artistici tendono a sovrapporsi e contaminarsi.4
L’interesse non riguarda soltanto il confronto tra arti diverse, ma il modo in cui un linguaggio modifica la percezione dell’altro.
La descrizione come strumento di lettura
Il tema dell’ékphrasis tocca anche un aspetto molto concreto della lettura storico-stilistica degli oggetti d’arte.
La descrizione non riguarda soltanto ciò che si vede immediatamente, ma il modo in cui le forme vengono osservate, organizzate e messe in relazione. Materiali, tecniche, proporzioni, qualità esecutive, rapporti decorativi e trasformazioni stilistiche emergono progressivamente attraverso la formulazione linguistica.
Nel metodo CorsiArte questo aspetto assume un ruolo centrale. La schedatura storico-stilistica non consiste infatti in un semplice elenco di caratteristiche, ma nella costruzione di relazioni tra gli elementi che compongono l’oggetto.
Più la descrizione diventa precisa, più aumentano le possibilità di riconoscere confronti, ambiti culturali, permanenze stilistiche, funzioni, attribuzioni e cronologie.
La scrittura partecipa così direttamente alla conoscenza dell’opera. Non come elemento accessorio, ma come strumento di lettura capace di rendere visibili relazioni che a uno sguardo rapido potrebbero rimanere inosservate.
Le immagini e i linguaggi che producono
Attorno alle immagini si sviluppano continuamente racconti, interpretazioni, descrizioni e letture critiche.
Ogni opera sembra produrre nel tempo nuovi linguaggi che ne modificano la percezione e ne ampliano i significati. La scrittura, la critica, la letteratura e persino la schedatura storico-stilistica partecipano tutte a questo processo di interpretazione.
L’ékphrasis continua a essere interessante proprio per questo: perché mostra come le immagini non vengano soltanto osservate, ma continuamente lette, raccontate e reinterpretate.








