Arazzi di Esino Lario: la scomparsa di un sapere
Una questione aperta del primo Novecento
La produzione di arazzi a Esino Lario non appartiene a quella lunga durata che si associa spontaneamente alle arti tessili europee. Non è l’eco di una tradizione medievale sopravvissuta nei secoli, ma è nata nel Novecento e sviluppata in un arco di tempo relativamente breve e poi, altrettanto rapidamente, scomparsa. La sua vicenda consente di osservare in modo molto chiaro come nasce, si consolida e si dissolve un sistema produttivo fondato su ragioni sociali pregnanti, ma per quanto riguarda il nostro discorso, basato solo sulla competenza tecnica.
L’origine: un progetto sociale prima ancora che artistico
All’origine di questa esperienza si colloca una scelta precisa, maturata nel contesto di un territorio montano segnato da condizioni economiche fragili. Nel 1936, il parroco Giovanni Battista Rocca promuove la nascita della scuola di arazzeria con un obiettivo che precede ogni considerazione estetica: offrire un’alternativa concreta all’emigrazione femminile verso le città. In questo senso, la tessitura non è inizialmente un fine, ma uno strumento. Si tratta di costruire un’attività qualificata, radicata localmente, capace di trattenere competenze e persone. L’aspetto artistico, che diventerà centrale negli anni successivi, si innesta su questa base, ma non ne costituisce il punto di partenza.
Il sapere tecnico: tra tradizione e innovazione
Nel giro di pochi anni, l’attività supera la dimensione di semplice occupazione locale e si configura come un sistema tecnico complesso. La tessitura degli arazzi a Esino Lario si basava su una combinazione di elementi che non può essere ricondotta a una pratica artigianale generica. L’uso dell’ordito in canapa e della trama in seta, la presenza di una tintoria interna capace di produrre una gamma cromatica estremamente articolata, l’introduzione di telai progettati e brevettati dallo stesso Rocca delineano un insieme coerente di scelte tecniche. A queste si aggiunge una modalità esecutiva lenta, fondata su una densità elevata di nodi, che consente di ottenere superfici ricche e sfumate. Il risultato non è soltanto un oggetto ben fatto, ma un manufatto che presuppone una conoscenza approfondita dei materiali, dei procedimenti e delle loro interazioni.
Il passaggio decisivo: il dialogo con l’arte contemporanea
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, la scuola attraversa una fase di trasformazione che ne ridefinisce il ruolo. La produzione non si limita più a oggetti decorativi, ma si apre al confronto con il linguaggio artistico del tempo attraverso l’utilizzo di cartoni d’artista. Artisti come Umberto Lilloni, Aligi Sassu, Piero Fornasetti, Atanasio Soldati e Alberto Magnelli collaborano con la manifattura, fornendo modelli che vengono tradotti in tessuto. Questo passaggio non è puramente esecutivo: implica una vera e propria operazione di trasposizione, in cui il linguaggio pittorico viene reinterpretato attraverso le possibilità e i limiti della tessitura. Gli arazzi diventano così il luogo di incontro tra due sistemi diversi, e la qualità di questo incontro viene riconosciuta anche in contesti ufficiali, come la Triennale di Milano, dove la scuola ottiene premi e visibilità.
Nel panno 160 x 220 cm, medaglia d’oro alla IX Triennale di Milano (1951), la composizione di Lilloni (la nostra copertina) derivava da Vendemmia in giardino, un grande olio su compensato del 1940 (successivamente passato sul mercato e noto anche per le esposizioni coeve tra Bergamo e Milano).
In questa fase, Esino Lario entra a pieno titolo nel dibattito novecentesco sull’arte tessile, non più come produzione periferica, ma come esperienza capace di dialogare con la contemporaneità.
La crisi: la fine di un equilibrio
Nonostante questi risultati, l’esperienza si interrompe nel 1962. La chiusura della scuola non può essere attribuita a una causa unica, ma appare piuttosto come l’esito di una serie di tensioni che non trovano soluzione. I tempi lunghi della lavorazione, che costituiscono una delle condizioni della qualità, entrano in conflitto con un mercato sempre più orientato alla rapidità e alla riduzione dei costi. Il mutamento del gusto riduce la domanda di arazzi, mentre viene meno anche il sistema sociale che aveva sostenuto inizialmente l’iniziativa. In questo contesto, la produzione non riesce a trovare un nuovo equilibrio tra qualità, sostenibilità economica e funzione culturale. La chiusura della scuola segna quindi non soltanto la fine di una manifattura, ma la dissoluzione di un insieme di competenze che non trovano altre forme di continuità.
La scomparsa del sapere: una questione di trasmissione
Osservata a distanza, questa vicenda mostra con particolare evidenza quanto la sopravvivenza di un sapere dipenda dalle modalità della sua trasmissione. Nel caso di Esino Lario, la tecnica raggiunge un livello elevato di perfezionamento, ma non si trasforma in un sistema stabile di insegnamento e diffusione. Rimane legata a un contesto specifico e a una cerchia ristretta di praticanti, senza diventare oggetto di una riflessione condivisa e di una formalizzazione didattica. In assenza di questi passaggi, il sapere non si sedimenta in forme che ne garantiscano la continuità; non si trasforma e così si interrompe. È in questo senso che la mancata istituzionalizzazione come scuola permanente diventa un elemento decisivo per comprenderne la scomparsa.
Che cosa resta: oggetti, archivi, possibilità di lettura
Oggi, di quell’esperienza rimangono gli arazzi, conservati in collezioni e musei, e una serie di documenti che ne testimoniano l’attività. Si tratta di tracce che permettono di ricostruire il funzionamento del sistema, ma che non coincidono con il sapere che lo ha generato. Quest’ultimo sopravvive solo nella misura in cui viene nuovamente interrogato, studiato e reso comprensibile.
Ciò che emerge da questa esperienza è piuttosto la necessità di considerare il sapere come un sistema, in cui pratica, riflessione e trasmissione sono strettamente intrecciate. L’arazzo, in questo senso, non è soltanto un prodotto, ma il punto di intersezione tra economia, tecnica, rappresentazione e cultura. Comprendere questo intreccio significa anche riconoscere che la sopravvivenza di un sapere non dipende esclusivamente dalla sua efficacia, ma dalla capacità di essere compreso, condiviso e trasmesso nel tempo.
La formazione di CorsiArte
Se si guarda alla vicenda di Esino Lario come a un episodio concluso, si rischia di leggerla come la semplice scomparsa di una tecnica. In realtà, ciò che viene meno è un equilibrio più complesso, in cui produzione, sapere fare e riconoscimento si sostenevano reciprocamente. Quando questo equilibrio si interrompe, anche competenze molto avanzate, se non supportate da una cultura condivisa, diventano difficili da trasmettere e tendono a disperdersi.
È su questo punto che la formazione assume un ruolo decisivo. Approcciare il tema attraverso un corso breve sulla storia del costume e della moda, approfondire il percorso con la storia dei tessili e dei tessuti e, più in generale, la storia dell’arte non significa soltanto ricostruire vicende del passato, ma rendere leggibili i processi che hanno reso possibile quelle opere. Significa comprendere come materiali, tecniche e linguaggi si combinano, quali scelte li determinano e in che modo si inseriscono in un contesto culturale (storico artistico, antropologico) più ampio.
In questa prospettiva si colloca il lavoro di CorsiArte. I corsi non sono pensati come un percorso di riconoscimento degli oggetti, ma come un esercizio di lettura: imparare a mettere in relazione gli elementi, a comprendere le trasformazioni, a riconoscere i sistemi che stanno dietro le forme.
La storia degli arazzi di Esino Lario mostra con chiarezza che una tecnica, per continuare a esistere, deve essere compresa e trasmessa. È su questo terreno, tra conoscenza, interpretazione e trasmissione, che si gioca ancora oggi la valorizzazione, una delle fondamentali possibilità per dare continuità ai saperi.
Sitografia
- La Scuola di arazzeria di Esino Lario 1936-1962 Testo della conferenza di Maria Taboga presso l’Academia Belgica di Roma in occasione del convegno Oltre la bellezza degli arazzi; recenti scoperte della ricerca in Italia
- Triennale di Milano https://triennale.org
- Lombardia Beni Culturali https://www.lombardiabeniculturali.it
- Museo delle Grigne https://www.museodellegrigne.it




















