Il superfluo indispensabile: perché la cultura dà senso

Il superfluo indispensabile: perché la cultura dà senso

Il superfluo indispensabile

“La cultura è il superfluo indispensabile.” La definizione di Gaetano Salvemini resta una delle più precise, perché rovescia una convinzione diffusa: che la cultura sia un lusso, un ornamento, qualcosa che viene dopo.

E invece è ciò che rende possibile essere pienamente umani. “Non si vive solo per produrre o per essere tecnici. È bello anche comprendere un film complesso, orientarsi in un museo, leggere criticamente le notizie. Il senso dell’essere umano – ciò che i latini chiamavano humanitas – passa anche da qui: dalla capacità di interpretare, collegare, comprendere”.


Quando la cultura diventa “bene”

Oggi, però, il modo in cui parliamo della cultura sta cambiando. Sempre più spesso la concepiamo in termini economici: beni culturali, patrimonio, giacimenti culturali, fino all’idea – ormai diffusa – che la cultura sia il “petrolio dell’Italia”.

Non è una questione solo terminologica. Le parole costruiscono il pensiero. Se la cultura diventa un “bene”, allora deve produrre, rendere, essere sfruttata. Se diventa un “giacimento”, deve essere estratta. Se diventa “petrolio”, deve essere consumata.

Questo slittamento è sottile ma decisivo: rischia di trasformare ciò che dovrebbe essere compreso in qualcosa che deve semplicemente funzionare. Ecco perché è necessario prestare attenzione al linguaggio: non è neutro, plasma il nostro modo di vedere il mondo.


Due serbatoi di immaginario

Un esempio evidente di questa complessità è la mitologia. Per i romani, gli dei non erano solo racconti: erano presenze reali, oggetto di culto. Con il cristianesimo, queste divinità perdono il loro ruolo religioso, ma non scompaiono. Sopravvivono come narrazione.

Nascono così due grandi serbatoi mitici: quello cristiano e quello classico. La cultura europea li tiene insieme. Dante, per esempio, invoca Apollo – divinità pagana – per parlare del Dio cristiano. Non è una contraddizione: è continuità culturale. È la prova che il passato non si cancella, ma si trasforma (Maurizio Bettini).


Il patrimonio come responsabilità

L’Italia è uno dei paesi più ricchi di patrimonio culturale al mondo: monumenti, musei, archivi, biblioteche. È un dato oggettivo, ma non è solo un privilegio, è una responsabilità.

E qui entra in gioco un punto decisivo, spesso trascurato. La Costituzione, all’articolo 91, afferma che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e tutela il patrimonio storico e artistico; non sono due affermazioni separate, bensì un unico principio. Il patrimonio non ha senso senza la cultura che lo rende comprensibile. Non basta conservare, esporre, rendere accessibile; se manca la conoscenza, il patrimonio diventa muto.

Longhi diceva qualcosa a proposito,  e cioè che le opere non si difendono, non riescono nemmeno a sopravvivere se non vengono tradotte in parole, se non trovano posto nel nostro scrivere, nel nostro leggere, nel nostro parlare. È un paradosso perché non si possono tradurre le immagini in parola. Se si potesse fare non avremmo più bisogno dell’arte. Se però smettiamo di tradurre le opere in parole, presto usciranno dal nostro orizzonte culturale, dalla nostra tradizione, dalla nostra vita.

Visitare un museo senza strumenti di lettura significa vedere senza capire, e ciò che non si comprende, inevitabilmente, si consuma o si dimentica.


Il compito della formazione

La questione dunque non riguarda solo la tutela, ma la formazione. Bisogna mettere le persone in condizione di leggere ciò che hanno davanti. La scuola, certo, ha un ruolo fondamentale, ma non basta.

Serve una formazione continua, capace di costruire connessioni tra le arti, tra le epoche, tra i linguaggi. Una formazione che non si limiti a trasmettere contenuti, ma che sviluppi uno sguardo.


La risposta del metodo CorsiArte

È proprio qui che si inserisce il metodo CorsiArte. Non si tratta di apprendere singole discipline isolate, ma di leggere il patrimonio artistico come un sistema : un intreccio di forme, significati, funzioni, contesti.

I corsi brevi intersettoriali completano questa esigenza. Non sono specializzazioni chiuse, ma strumenti di orientamento: permettono di acquisire alcune tra le chiavi di lettura necessarie per comprendere ciò che si vede in un museo, in una collezione, nel mercato. I corsi intersettoriali, così come i corsi di formazione e i corsi di specializzazione, concorrono ad ampliare lo sguardo, restituendo la complessità che ogni manufatto porta con sé.

Perché il punto non è accumulare nozioni, ma costruire una capacità interpretativa. Solo così il patrimonio torna a essere ciò che deve essere: non un “bene” da sfruttare, ma una realtà da comprendere, e solo così la cultura torna a essere, nel senso più pieno, quel superfluo indispensabile.

Bibliografia
M. Bettini, A che servono i Greci e i Romani? L’Italia e la cultura umanistica, Einaudi, Milano 2017.
C. Acidini, M.C. Bandera, Roberto Longhi: da Cimabue a Morandi, Einaudi, Milano 2024

  1. L’articolo 9 stabilisce che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, riconoscendo l’importanza della libertà di ricerca e della divulgazione scientifica come strumenti fondamentali per il progresso e il benessere delle generazioni presenti e future.
    Inoltre, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, considerati beni di rilevanza culturale, storica e turistica, fondamentali per l’identità italiana e per l’economia legata al turismo. La protezione del paesaggio non riguarda solo la bellezza estetica, ma anche l’ambiente in cui l’uomo vive e lavora, garantendo un habitat naturale necessario alla collettività.
    L’articolo è stato aggiornato per includere la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, con particolare attenzione alle future generazioni, e prevede che la legge dello Stato disciplini i modi e le forme di tutela degli animali. Questo ampliamento riflette la crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale e la protezione della fauna
    (www.senato.it). In sintesi, l’articolo 9 rappresenta un principio fondamentale della Costituzione, che unisce la salvaguardia del passato (patrimonio storico e artistico), la promozione del presente (cultura e ricerca) e la protezione del futuro (ambiente, biodiversità e animali), definendo il rapporto tra uomo, natura e società in Italia. ↩︎
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